MASSIMIZZA LE OPPORTUNITÀ AZIENDALI: I VANTAGGI DELL’OUTSOURCING HR.

L’outsourcing delle risorse umane (HR) è una strategia aziendale che sta guadagnando sempre più terreno. In questo articolo, esploreremo i numerosi vantaggi che l’outsourcing HR può portare alle aziende di ogni dimensione. Scoprirai come questa pratica può massimizzare le opportunità aziendali, consentendo alle imprese di concentrarsi sui loro obiettivi principali.

I Vantaggi dell’Outsourcing HR

  1. Risparmio di Tempo e Risorse: L’outsourcing HR consente alle aziende di liberare risorse preziose. La gestione delle risorse umane richiede tempo, sforzo e risorse significative. Affidando queste attività a esperti del settore, le imprese possono concentrarsi su ciò che sanno fare meglio.
  2. Esperti Specializzati a Tuo Servizio: Le aziende di outsourcing HR sono professionisti specializzati nel loro campo. Hanno una profonda comprensione delle leggi e dei regolamenti HR, offrendo servizi di alta qualità. Questo livello di competenza garantisce che le operazioni HR siano svolte in modo efficiente ed efficace.
  3. Riduzione dei Rischi: Gli esperti di outsourcing HR forniscono supporto nella gestione dei rischi legali. Mantenere la conformità legale è essenziale per evitare controversie e sanzioni. Affidandoti a professionisti con esperienza, puoi dormire sonni tranquilli sapendo che i tuoi processi HR sono in regola.
  4. Flessibilità su Misura: L’outsourcing HR offre un alto grado di flessibilità. Le aziende possono personalizzare i servizi in base alle loro esigenze in continua evoluzione. Questo significa che puoi ampliare il tuo team HR durante periodi di crescita o ridurlo in momenti di contrazione, senza le complicazioni dell’assunzione e del licenziamento di personale interno.
  5. Risparmio sui Costi: L’outsourcing HR può portare a notevoli risparmi. I costi operativi, come stipendi, benefit dei dipendenti e costi legati alla gestione interna delle risorse umane, possono essere notevolmente ridotti. Questi risparmi possono essere reinvestiti nell’azienda per alimentare la crescita.
  6. Accesso a Tecnologie Avanzate: Molti fornitori di outsourcing HR offrono tecnologie all’avanguardia che possono ottimizzare ulteriormente le operazioni aziendali. Ciò include sistemi di gestione delle risorse umane (HRMS) e software di tracciamento delle prestazioni, che semplificano la gestione del personale.
  7. Migliore Qualità del Servizio per i Dipendenti: Con professionisti HR altamente qualificati a bordo, i dipendenti ricevono un servizio di alta qualità. Ciò si traduce in una migliore soddisfazione dei dipendenti, che può a sua volta aumentare la produttività e la fedeltà aziendale.

 

L’outsourcing HR rappresenta una soluzione strategica che offre una serie di vantaggi significativi per le aziende. Consentendo alle imprese di ottimizzare le proprie operazioni, concentrarsi sulle loro attività principali e ridurre i costi operativi, questa pratica si rivela sempre più una scelta intelligente.

Se vuoi massimizzare le opportunità aziendali e migliorare l’efficienza delle tue operazioni HR, l’outsourcing HR è una soluzione che merita seriamente di essere presa in considerazione. Con esperti specializzati al tuo servizio, puoi guardare al futuro con fiducia, sapendo di avere un partner affidabile per supportare la tua crescita e il tuo successo aziendale.

Le professioni del futuro

Lavorando nel mondo delle risorse umane e della selezione del personale, molti dei miei clienti e candidati che seguo mi hanno chiesto quale fosse la mia opinione su quello che succederà al mondo del lavoro e quali saranno le figure professionali più richieste.

Inoltre, ciò che viene sempre fuori, è la voglia di capire su cosa sia meglio investire personalmente, in termini di formazione, per quelle che saranno le professioni del futuro.

Per avere delle risposte appropriate mi sono affidata alla più autorevole piattaforma on-line per il match tra domanda e offerta: LINKEDIN.

Quello che attualmente si evince è una fotografia di aziende orientate alla ricerca di figure sempre più improntate sul mondo del SALES e del MARKETING DIGITALE. Un nuovo scenario che ci impone di riflettere sull’investimento in formazione professionale su figure nuove che potrebbero sorgere proprio per rispondere alle esigenze della pandemia.

A livello commerciale e SALES sono molto richieste figure in grado di gestire la comunicazioneaziendalee di ideare strategie di fidelizzazione dei clienti e del team interno.

Anche negli imprenditori più tradizionali, se il prodotto lo consente, si insedia il pallino dell’E-COMMERCE, ecco perché anche in questo ambito si vengono a creare opportunità di sviluppo progetti, immagini coordinate, copywriter specialist per la creazione di testi accattivanti dedicati al mondo del web.

Ecco, se prima essere sul web in un certo modo era consigliato, adesso diventa una vera e propria esigenza! E anche chi ricerca personale o chi cerca lavoro deve rimanere al passo con i tempi.

Ben venga quindi la formazione in questo senso, corsi on line, gestiti su piattaforme alle quali si può accedere da qualsiasi parte del mondo ci si trovi in modalità E­ LEARNING.

Il consiglio di chi fa il mio lavoro è quello di investire in formazioni in questo senso, in modo da rendere appetibile il proprio profilo per quelle che saranno le professioni di domani.

La riconversione delle risorse

Il mercato del lavoro stava già subendo una grande rivoluzione prima che il COVID-19 entrasse prepotentemente nelle nostre vite.

Nell’ambito HR, gli operatori del settore, sono piuttosto abituati ormai da anni a non trovare più nei CV delle carriere lineari. La generazione “Xers” è infatti caratterizzata da cambi di rotta, spesso all’apice di carriere molto entusiasmanti sulla carta ma molto meno per quella parte di noi che spesso si nasconde sotto la giacca e la cravatta, chiamata intelligenzaemotiva.

Adesso, volente o nolente, sembra sia arrivato il momento di fare un passo verso il cambiamento che tanto abbiamo professato negli anni ma che, al tempo stesso, non abbiamo mai messo in pratica, un po’ per timore, un po’ per pigrizia.

In questa fase, collaboratori e aziende avranno un ruolo determinante, dovranno disputare una partita da giocare ad armi pari, con lo scopo di riconvertire i propri ruoli, quando possibile, analizzando insieme i percorsi di carriera da poter intraprendere. Come può avvenire quanto scritto sopra?

Servirà sicuramente flessibilità da entrambe le parti e, qui torniamo alla parola più in voga in questo periodo, predisposizione al cambiamento.

Processo che possiamo analizzare sotto diversi punti di vista, uno su tutti la riconversione in azienda.

Se molte aziende del nostro tessuto economico nel periodo di crisi hanno riconvertito la produzione, possiamo pensare che anche le risorse umane siano protagoniste di una riconversione.

Dobbiamo innanzitutto prendere atto che ci saranno dei business in perdita che non torneranno (almeno nel breve periodo) ad essere di nuovo in attivo. Ci sarà, dunque, la necessità di delineare l’importanza di valutazione delle risorse attraverso un bilanciodellecompetenze,strumento necessario per capire quali sono le competenze maggiormente sviluppate e come investirci per farle emergere.

Il BDC è un ottimo strumento per aiutare imprenditori e collaboratori a superare incertezze relative a momenti di crisi e indirizzare il dipendente verso un nuovo settore, stimolando magari quella ragione interna che fino a quel momento era stata sopita, presa dalla routine quotidiana.

Riconvertire il personale, oggi più di ieri, diventa fondamentale per non perdere capitale umano che può fare la differenza in azienda: la collaborazione tra una HR Specialist e un Business Coach è un connubio vincente per ricostruire certezze e consolidare nuovi business.

Un’occasione di sviluppo del business: la scelta strategica dei collaboratori.

L’imprenditore, per sua natura, deve avere il dono della VISIONE, deve vedere dove gli altri ancora non vedono e cercare il business in ambienti ancora inesplorati.

Per raggiungere i suoi obiettivi deve avvalersi necessariamente del detto “Se vuoi andare veloce, vai da solo. Se vuoi andare lontano, vai insieme” e può farlo solo scegliendo con cura i propri collaboratori.

Quali sono gli elementi che l’imprenditore deve prendere in considerazione per circondarsi di una squadra sempre all’altezza dell’azienda?

Vediamo insieme alcuni aspetti importanti:

  1. Guardare oltre il curriculum. Per fortuna i recruiters (o meglio quelli più all’avanguardia) non si fermano dietro alle righe del curriculum ma riescono a vedere nelle pieghe della carta cercando di scovare le caratteristiche che fanno di quel candidato il candidato vincente. Questo modus operandi dovrebbe essere applicato anche dall’imprenditore quando sceglie i propri collaboratori. Se è vero che gli aspetti strettamente legati alle mansioni sono importanti, è fondamentale che il candidato creda nei valori dell’impresa, ne condivida la cultura e ne sposi la mission, perché le competenze tecniche con il tempo invecchiano e devono essere sempre coltivate, mentre le soft skills intrinseche della risorsa restano.
  1. Lavoro di squadra, SI grazie! È vero, sembra una frase fatta, ma vi assicuro che non lo è. Quando si inserisce un nuovo collaboratore è NECESSARIO (e lo scrivo volutamente maiuscolo) svolgere una serie di azioni per far sì che l’inserimento nel meccanismo aziendale sia un passaggio rapido ma efficace. Questa fase si chiama in gergo tecnico “onboarding” ed è un insieme di procedure che l’azienda mette in pratica per l’inserimento di un nuovo dipendente. Scrivere una mail di benvenuto, informarlo sulle policy aziendali, fare un breve tour degli uffici presentando in modo approfondito i colleghi, fargli trovare già il primo giorno le credenziali di accesso con una mail personale attiva, mettere a diposizione del materiale informativo aziendale, sono solo alcune delle “buone pratiche da utilizzare per organizzare un benvenuto in azienda formale che getti le basi per un solido rapporto professionale.
  1. Formazione, non ti scordar di me! Scegliere un buon collaboratore è solo l’inizio della lunga storia d’amore che lo vedrà protagonista con l’azienda ma non dimentichiamoci che anche il più creativo dei collaboratori ha sempre bisogno di stimoli nuovi, di confronti e di formazione. Accrescere il suo bagaglio di competenze è un dovere dell’azienda così da renderlo sempre più autonomo, responsabile e pronto alle esigenze che un mercato mutevole come quello di questo periodo richiede.

Purtroppo, un’assunzione sbagliata può comportare ingenti danni: economici, investimento di tempo andato perduto, scompiglio degli equilibri nel team. La scelta delle risorse è importante allo stesso livello di tutte le scelte strategiche che l’imprenditore fa ogni giorno. Per questo è importante saper “cercare” ma anche saper leggere tra le righe, motivare, coinvolgere e formare per far sì che la lunga “storia d’amore” tra il collaboratore e l’azienda non perda mai l’entusiasmo del primo giorno insieme.

Come si svolge il colloquio di lavoro

In precedenza vi ho dato alcuni suggerimenti e delucidazioni su “Come scrivere un CV” e “Come prepararsi al colloquio”. A questo punto è utile avere anche informazioni riguardanti lo svolgimento del colloquio di lavoro.

Quando si arriva al momento del colloquio, solitamente le aspettative sono al massimo e spesso il tutto si può giocare in pochi minuti. Ragion per cui ritengo fondamentale illustrarvi come padroneggiare al meglio questa fase.

Sinteticamente possiamo dividere il colloquio in quattro fasi determinanti:

  1. PRESENTAZIONE

Molti sono giustamente convinti che la prima impressione sia determinante durante il colloquio. Ovviamente questo aspetto non è l’unica cosa che conta ma è fuori dubbio che presentarsi nel migliore dei modi davanti al selezionatore giochi un ruolo primario nella buona riuscita di questa fase. Porsi in maniera cordiale, una stretta di mano decisa, sicurezza durante il dialogo, sono tutti indicatori che il recruiter riceverà in maniera positiva. Sentirsi a proprio agio già in fase colloquio, da una buona probabilità di far pensare a chi vi sta “intervistando” che l’offerta per la quale vi siete candidati sia il lavoro giusto per voi.

  1. IL COLLOQUIO VERO EPROPRIO

In un secondo momento il recruiter vi spiegherà in cosa consiste la proposta per la quale vi siete candidati e, molto probabilmente, vi porrà alcune domande. A questo punto bisogna aver chiaro in mente cosa NON bisogna dire e, nel momento in cui vi verrà chiesto di parlare di voi, è consigliabile prepararsi per tempo una risposta chiara ed esaustiva da dare, lavorando bene su quelli che sono i vostri punti di forza e le vostre debolezze. È sconsigliato, quindi, procedere improvvisando in questa situazione, in quanto potrebbe uscir fuori un risultato controproducente.

  1. DOMANDE DA PARTE VOSTRA

Successivamente a quanto appena visto, c’è da aspettarsi una fase del colloquio in cui il selezionatore lascerà spazio alle vostre domane, curiosità o interesse per l’azienda alla quale avete presentato la vostra candidatura. Considerate che le domande che porrete in questo momento saranno un’occasione preziosa sia

per comprendere bene in cosa consisterà il lavoro, sia per avere un’idea più precisa relativamente alla cultura dell’azienda in questione.

  1. FASE FINALE E DOMANDEMOTIVAZIONALI

Arrivati a questo punto, spesso i candidati si sentono porre la seguente domanda: “perché dovremmo assumere proprio lei?”. Alla quale solitamente segue: “dove si vede tra 5 anni?”.

Queste domande sono un modo per intuire le reali motivazioni del candidato per la posizione in questione e per capire quale sia la sua intenzione a crescere all’interno della realtà aziendale.

Ovviamente a queste domande non esiste una risposta universale in quanto quest’ultime varieranno a seconda del soggetto e del contesto di riferimento. Però, ciò che possiamo dire con fermezza è che la strategia migliore per rispondere e dare una spiegazione soddisfacente al perché “dovreste essere voi il candidato giusto” consiste nell’adottare un approccio preciso che metta in risalto le vostre potenzialità, sottolineando i miglioramenti che potreste apportare all’azienda.

Concludendo, la consapevolezza di ciò che andremo ad affrontare, dei nostri punti di forza, della chiarezza negli obiettivi e delle giuste risposte a precise domande, sono alcuni ingredienti sui quali lavorare per un approccio positivo a questa fase importante per la ricerca di lavoro!

Prepararsi al colloquio

Se siete su questo documento probabilmente il vostro CV ha sortito l’effetto desiderato. E magari, cosa che mi auguro, il precedente articolo vi è stato d’aiuto.

Dicevamo, il vostro CV ha attirato l’attenzione del selezionatore e siete stati contattati per un colloquio in seguito ad una vostra candidatura. E ora? Cosa ci aspetta? Come dobbiamo comportarci? Possiamo prepararci per far sì che il colloquio proceda nel migliore dei modi?

Queste sono alcune delle domande che immediatamente ci poniamo dopo la telefonata del selezionatore e la risposta è: “assolutamente sì!”. Di seguito elencherò alcuni consigli pratici per questo specifico caso, la preparazione al colloquio.

La prima cosa da fare è informarsi sull’azienda a cui si è inviata la candidatura. Chi si occupa della selezione è alla ricerca di candidati che conoscano almeno un po’ il settore e che dimostrino di sapere di cosa si occupa l’azienda e quali servizi o prodotti propone. Non informarsi, infatti, può essere percepito come un segnale di scarso interesse.

Detto questo, è consigliato prepararsi alla “job interview” reperendo informazioni sulla specifica azienda e per farlo potete seguire queste 4 semplici indicazioni:

  1. Visitate le sezioni “Chi siamo”, “I nostri servizi/brand/prodotti” del sito aziendale: in tal modo potrete individuare di cosa si occupa l’azienda, qual è la sua storia, i suoi punti di forza e cosa la differenzia dalle altre realtà del settore.
  2. Sfruttate i social network: Visitare le pagine dei canali online permette di vedere quali sono le ultime novità e com’è strutturata l’interazione con gli altri utenti o gli eventuali clienti.
  3. Scoprite la cultura aziendale: i profili Instagram o i blog aziendali conferiscono informazioni che probabilmente non saranno utilizzate durante il colloquio ma che potrebbero tornare utili nel caso in cui vi chiedessero perché vi piacerebbe lavorare lì.
  4. Conoscere il settore d’interesse ed eventuali competitor: avere informazioni sul mercato di riferimento e i suoi competitor principali vi farà fare una gran bella figura.

Queste informazioni sono reperibili visitando la pagina Linkedln dell’azienda e osservando le altre aziende simili che la piattaforma vi proporrà in automatico.

Avere un’idea di cosa possa aspettarvi durante il colloquio e dedicando un po’ di tempo alla ricerca è possibile reperire le informazioni per prepararsi al meglio. Con questi consigli sicuramente non posso farvi prevedere eventuali sorprese che potrebbero esserci durante un colloquio ma è sempre meglio fare in modo che queste siano belle anziché brutte!

Come scrivere un curriculum vitae

Il principale “biglietto da visita” che abbiamo per farci conoscere è il Curriculum Vitae. Molto spesso non viene dedicata la giusta importanza o il tempo necessario ad una corretta preparazione del CV; per questo motivo di seguito evidenzio delle linee guida che consentano una stesura ottimale di questo documento, informandovi su come evitare gli errori più ricorrenti che si riscontrano nella preparazione.

Il CV mostra quelle che sono le esperienze professionali e formative di un soggetto e serve a mettere in risalto le proprie capacità e attitudini. È il primissimo strumento di valutazione che diamo ad un’azienda nel momento in cui rispondiamo ad un annuncio/offerta di lavoro o nel momento in cui lo inviamo per una autocandidatura.

Ciò fa capire che un CV ben compilato, possibilmente allegato ad una efficace lettera di presentazione, può essere determinante nel farsi notare dall’azienda e ottenere un colloquio con il datore di lavoro o con l’azienda che si occupa di recruiting.
Oltre a questo va considerato che il CV è determinante anche dopo il colloquio, in quanto serve a ricordare quali sono le tue qualifiche e i tuoi contatti. I recruiter infatti utilizzano il CV sia prima che dopo il colloquio con il candidato.
il “grassetto” sulla parola “contatti” usata in precedenza non è casuale, infatti tra i consigli che andremo ad elencare, l’aspetto visivo è uno dei punti più importanti che tratteremo! Per la serie, “anche l’occhio vuole la sua parte”.

Le caratteristiche, dunque, che deve avere un CV di “successo” sono le seguenti:

  • Lunghezza: massimo 2 o 3 pagine. Mediamente il recruiter impiega una ventina di secondi per visionare il CV, per questo motivo è preferibile non dilungarsi in particolari non rilevanti.
  • Ordine ed efficacia: per rendere più confortevole la lettura possono essere usati gli elenchi puntati e il grassetto (come dicevamo prima). Non devono essere presenti errori di battitura ed è preferibile mantenere una grafica coerente e precisa, magari utilizzando font come Times New Roman o Arial. (Va sempre tenuto presente che un CV disordinato può essere considerato come elemento di superficialità).
  • Riconoscibilità: è consigliato inserire nel CV una fototessera professionale, con outfit adeguato. Ciò permette all’azienda o al recruiter di farsi un’idea di chi andrà ad incontrare. Anche l’immagine che comunichiamo ha la sua importanza.

Abbiamo finora visto quelli che sono gli aspetti più importanti che bisognerebbe sempre considerare quando si prepara un curriculum; di seguito riporto gli aspetti che, contrariamente, andrebbero sempre evitati:

  • Mentire: sia sull’esperienze lavorative che sulle proprie capacità e abilità professionali. Un recruiter, in sede di colloquio, impiega pochi minuti per mettervi alla prova.
  • Inviare un curriculum senza foto o con foto poco professionali: del primo caso se n’è già spiegato il motivo sopra parlando di “Riconoscibilità”. Del secondo, è bene sottolineare che inserire nel CV una foto al mare, in un locale, o stile selfie, rende il vostro documento immediatamente poco professionale e, di conseguenza, non fa “colpo” sul recruiter che sta operando il cosiddetto screening preselettivo.
  • Tutto ciò che ostacola l’aspetto “Ordine ed Efficacia” visto in precedenza: errori di battitura, assenza di una logica nella struttura, font diversi nello stesso documento o elaborati e di difficile lettura, font con colori diversi.
  • Monologhi e frasi complesse: essere brevi, in queste circostanze, ha un’incidenza notevolmente superiore alla scrittura di un saggio in cui raccontare le rispettive esperienze.

In conclusione, il consiglio che sento di darvi è fare in modo che il curriculum assomigli il più possibile al soggetto che lo prepara e ora, che avete qualche linea guida in più su come scriverlo, vi suggerisco di mettervi all’opera e creare il vostro miglior curriculum! In bocca al lupo!